| Cosa facciamo - Commercio equo e solidale |
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| Scritto da Administrator |
| Mercoledì 14 Settembre 2005 13:55 |
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Alcune premesse Negli anni 50 l'umanità ha fatto progressi straordinari in tutti campi. Nello stesso periodo la ricchezza mondiale ed il reddito pro capite si sono moltiplicati. Eppure sulla terra si continua a morire per fame e per malattie curabili. Sul nostro pianeta l'ineguaglianza non smette di crescere: in più di cento paesi, la gente oggi è più povera che 15 anni fa. Un piccolo gruppo di uomini - 441 dicono le statistiche- detiene il controllo su beni di valore superiore a quelli in possesso più di due miliardi di persone. Mentre il 60% della popolazione mondiale sopravvive con due dollari al giorno. La signora Margaret Thatcher qualche anno fa sintetizzò bene questa situazione con l'affermazione "There is no alternative" non c'è alternativa all’ingiustizia che una ricchezza crescente si ripartisce tra un numero decrescente di uomini. L'elemento nuovo (e potenzialmente dirompente) di questa situazione è dato dal fatto innegabile che la povertà non è più limitata ai paesi del Sud del mondo, ma sta diffondendosi (con caratteristiche diverse e con percentuali nettamente inferiori) anche nel Nord. La spiegazione di questi fenomeni di ordine planetario, evoca riflessioni complesse sul piano storico- culturale, economico, tecnologico, ma anche filosofico , che richiamano concetti quali la globalizzazione, il mercato, il ruolo delle multinazionali, la finanza come speculazione, i flussi migratori, il pensiero unico, la mercificazione delle risorse ambientali, la società 20/80 (così è stata definita, in previsione, la società figlia dei processi di globalizzazione in atto, nel convegno di San Francisco del 1995 , il 20% della popolazione sarà sufficiente a far funzionare l'economia mondiale, l'80% restante sarà semplicemente "superfluo"). Davanti ad una situazione così disperata appare quasi paradossale un richiamo alla operatività, alla resistenza di fronte alla ineluttabilità di certi eventi, alla concettualizzazione e alla diffusione di modelli culturali, economici e sociali alternativi a un sistema che ha assunto come unico parametro di riferimento la creazione a qualunque costo di nuova ricchezza. Modelli che tengano conto della reale ed irrinunciabile esigenza di ogni uomo ad aspirare a una esistenza in cui siano garantiti , la libertà sociale e personale e la partecipazione dignitosa allo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, diritto quest'ultimo acquisito con il proprio lavoro e le proprie risorse intellettive, nonché derivante da indiscutibili diritti naturali intrinseci nella stessa definizione di uomo. Che fare? Provare a realizzare i sogni. Occorre un cambiamento di strategia, oltre che di convinzioni soggettive. La terra ha ormai dimostrato che la crescita economica infinita teorizzata dai modelli liberisti è una chimera, le risorse sfruttabili non sono infinite ed il rischio, anzi la certezza, e quello di un collasso ecologico, ambientale e sociale. In un quadro di limitatezza delle risorse occorre agire sulla redistribuzione, sostituendo la lotta alla povertà con la lotta alla ricchezza. Ghandi diceva:"Il mondo è abbastanza ricco per soddisfare i bisogni di tutti, ma non lo è per soddisfare l'avidità di ciascuno". Tutti sono chiamati ad una riflessione ed ad uno sforzo per operare cambiamenti epocali cui non si può più sfuggire; senza sentenze apocalittiche occorre una rivisitazione dei comportamenti che parta da ogni individuo. Se rivoluzione vi sarà, questa volta non saranno gli organismi statali, ne quelli internazionali ad operarla, chiusi come sono nei meccanismi legati alla filosofia economica imperante, bensì il contributo di tutti quelle persone che hanno ancora il coraggio di sognare un mondo più giusto ed un futuro possibile per sè ed i propri figli. Occorre sostituire il bipolarismo degli inclusi/esclusi dal sistema economico, con il bipolarismo della solidarietà che si confronta con l'egoismo, trasversalmente in ogni luogo ed in tutte le sue forme, non si tratta più di aiutare donando beni , ma di garantire ad ogni uomo pari opportunità nel partecipare alla produzione ed al consumo delle ricchezze del creato. Una solidarietà che oggi si tinge di nuovi significati, perchè la logica degli inclusi esclusi non guarda più in faccia nessuno, nessuno è garantito, e domani tra gli esclusi potremmo esserci noi. Una proposta concreta : Il commercio Equo e solidale A partire dagli anni '70, alcuni gruppi ed associazioni che lavorano con i paesi in via di sviluppo hanno pensato ad un commercio alternativo capace di inserirsi e modificare i meccanismi iniqui che oggi regolano l'economia mondiale. Questo commercio viene definito "Equo e Solidale". Esso prevede per il produttore una retribuzione tale da permettergli condizioni di vita dignitose, nonchè il rispetto delle sue tradizioni e dell'ambiente nel quale vive, immettendo sul mercato prodotti , essenzialmente alimentari e manufatti artigianali, di buona qualità a prezzi simili o leggermente superiori a quelli correnti. Vengono privilegiate nella scelta dei produttori quelle realtà che partendo da una situazione di difficoltà dimostrano di essere in grado di autogestirsi. Insieme viene stabilito il prezzo finale dei prodotti, assicurando al produttore un guadagno giusto che generalmente è due o tre volte superiore a quello riconosciuto dai soggetti commerciali tradizionali. Per evitare che i produttori debbano sottomettersi ad usurai o organizzazioni malavitose per acquisire i mezzi necessari alla produzione (sementi per gli agricoltori , materia prima e strumenti ed attrezzi per il lavoro artigianale), la merce viene pagata in parte prima della sua reale produzione, pre-finanziando i lavoratori. I prodotti vengono poi importati nel modo più diretto possibile evitando l'intermediazione di grossisti e aziende esportatrici, spesso facenti capo alle società multinazionali. Una volta giunti sui mercati alcune grosse Cooperative, che hanno seguito gli aspetti legati alla importazione ed al marketing del prodotto, distribuiscono la merce ad una rete di "Botteghe del mondo": cooperative e associazioni gestite da volontari, e tramite questi a gruppi missionari parrocchiali, realtà sociali, volontari che sporadicamente promuovono la vendita ed il consumo dei prodotti del Commercio Equo. Caratteristiche fondamentali di questo tipo di commercio sono dunque la struttura trasparente del prezzo (come si evince dalle schede di presentazione disponibile per ogni prodotto),e la massima informazione ai consumatori sulle modalità di produzione e sui criteri di rispetto della realtà culturale ed ecologica che ha fatto da sfondo a quell'unità produttiva. Si rivoluziona quindi la modalità di intervento nei paesi in via di sviluppo: non si tratta più di "aiutare", ma di rimuovere quegli ostacoli esterni (barriere tariffarie, debito internazionale, circolazione di tecnologie) che impediscono a molti popoli di affacciarsi sul mercato internazionale. |
| Ultimo aggiornamento Sabato 07 Febbraio 2009 16:39 |
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